mercoledì 11 novembre 2009
lunedì 9 novembre 2009
4'33''
David Tudor si sedette al pianoforte - a Woodstock, New York, il 29 agosto 1952 - e non fece nulla per quattro minuti e trentatre secondi: era la composizione 4'33'', scritta da John Cage, frutto di molti anni di ricerche sul suono, sui rumori e gli strumenti alternativi. Il titolo dell'opera era desunto dalla lunghezza in minuti e secondi dell'esecuzione, la quale era composta da tre parti: la prima di 33", la seconda di 2'40" e la terza di 1'20". In un altro spartito, invece il primo movimento era di 30', il secondo 2'23" ed il terzo di 1'40".
In questo contesto, non furono solo gli ideogrammi del Book of Changes - I Ching ad ispirare Cage, ma egli si servì anche delle carte dei tarocchi, volendo così unire la tradizione ermetica orientale con quella occidentale. I tarocchi ed i loro significati nascosti aiutarono l'autore a comporre questo brano e dettarono la tripartizione dell'opera.
Infatti egli si lasciò ispirare da una stesura di tarocchi, che prevedeva tre file di carte disposte a ferro di cavallo. In ognuna di queste file, egli vide un movimento della sua composizione che, per questo motivo, divise in tre parti.
E' più improbabile, invece, che la lunghezza totale di ogni movimento sia stata ispirata dalle carte.
sabato 7 novembre 2009
giovedì 5 novembre 2009
mercoledì 4 novembre 2009
MELO

Il nome inglese e tedesco apple-Apfel deriva la radice dall’indoeurope abel- come aval, da cui il nome di Avalon, la terra delle mele - simbolo delle gioie ultraterrene - la mitica isola delle mele dove si era rifugiato re Artù.
Una mutazione simbolica avvenne nel Medioevo cristiano, quando l’Albero della Conoscenza fu spesso raffigurato come un melo. Il frutto del peccato originale divenne il suo frutto, cosa che sembra ispirarsi all’antica iconografia egea: quella che mostrava la Dea Madre circondata dal serpente e dal figlio Stella. Invertendo le parti, la dea divenne la sposa del figlio e il serpente il tentatore.
Anche la fonte primaria del mito della Genesi è mediorientale, e si racconta che una coppia era vissuta di sola frutta, fino a quando un demone non li convinse a rinnegare il Signore.
In Europa, la mela è divenuta, in seguito a ciò, il simbolo della tentazione e del peccato originale, nonostante i testi sacri parlino solo di frutti e la mela fosse sconosciuta in Oriente. Ciò fu favorito anche dalla similitudine tra le parole latine malus-malum (greco melon) e malum, ciò che è cattivo, malvagio, il peccato.
Nell'arte barocca, la morte tiene per questo in mano una mela: il prezzo del peccato originale è la morte.
Fu associata alla seduzione del peccato anche per la dolcezza del frutto.
In alcune immagini, Gesù Bambino afferra una mela, e simbolicamente accoglie su di sé i peccati del mondo. Se raffigurata con Cristo e la Vergine Maria rappresenta il nuovo Adamo e la salvezza.
Anche le mele che sono poste sull'albero di Natale possono essere interpretate come auspicio di quel ritorno in Paradiso, reso possibile dalla nascita di Cristo.
In Cina, è simbolo di pace e bellezza. La simbolica cinese si orienta anche sull'omofonia delle parole che significano mela (p'ing), cui assomiglia anche il termine che indica malattia (ping), per questo motivo ai malati non si regalano mele.
Il suo frutto ebbe molteplici significati: fertilità, amore, gioiosità, matrimonio, conoscenza, saggezza, divinazione, lusso, disonestà e morte.
Come figura sferica diventa un simbolo cosmico, e imperatori e re tengono spesso in mano una mela, stilizzazione del mondo. Divenne simbolo del globo terrestre e della sovranità, immagine di totalità e unità in antitesi con il melograno che è la molteplicità.
La mela regale era coronata dalla figura della dea della vittoria (Nike). In epoca cristiana, il suo posto fu preso dalla croce e questa è la ragione per cui il simbolo astronomico-astrologico della Terra è un cerchio con una croce sovrapposta.
In araldica, ha trovato posto anche la mela selvatica, simbolo del male castigato dalla severità e del mantenimento della virtù.
Ha poteri magici e ctonii; il frutto dell'oltretomba.
lunedì 2 novembre 2009
METALLI
La bilancia è anche lo strumento con cui la materia prima dell’alchimista è misurata al fine di ottenere il giusto composto.
L’immagine di questa dea racchiude l’idea della Scienza che cercò di operare sui metalli, la materia prima degli alchimisti.
La teoria della formazione dei metalli è legata ad una concezione, che formulava l’ipotesi della nascita della sostanza per congelamento di due principi: il vapore caldo/secco generava lo Zolfo, mentre quello freddo e umido il Mercurio. Questi vapori - caldo, freddo, secco e umido - erano legati agli elementi basilari della vita, Fuoco, Aria, Terra e Acqua.
Lo Zolfo incarnava il principio urente, attivo e connesso alla sfera celeste; il Mercurio era il principio liquido, passivo e relativo alla sfera terrestre.
Nel IX secolo d.C., questa teoria fu ampliata da Muchammad Zakariyyâ al-Râzî (864-925), noto semplicemente come Rhazes. Egli introdusse nel sistema alchemico a carattere dualistico un terzo elemento della materia, il Sale, che aveva la funzione di legare ed equilibrare lo Zolfo ed il Mercurio.
Abu Bakr Muchammad Zakariyyâ al-Râzî fu una pietra miliare dell'Alchimia araba. Tra le sue opere va ricordato il Liber Almansoris, presto tradotto anche in Italia e, per via della sua approfondita analisi sulla patologia umana, fu studiato nelle Università medievali-rinascimentali. Al-Râzî fece la prima classificazione sistematica delle sostanze chimiche con descrizioni prettamente a carattere scientifico, rilevata dall’osservazione nel corso delle operazioni alchemiche.
La lista di queste materie prime comprendeva sostanze naturali (al-'aqaqtr al-turabiyya), come ad esempio:
- Minerali tra cui gli Spiriti (al-arwah: mercurio, cloruro di ammonio, solfato di arsenico, zolfo); i Corpi (al-ajsad: oro, argento, rame, ferro, piombo, stagno); le Pietre (al-ahjar: pirite, ossido di ferro, azzurrite, malachite, turchese, ematite, ossido d’arsenico, solfato di piombo, mica, asbesto, gesso, vetro); il Vetriolo (al-zajat: nero, allume, bianco, verde, giallo, rosso); il Borace (al-bawariq); i Sali (al-amlah).
- Vegetali, che erano usati raramente, e soprattutto in campo medico.
- Animali, tra cui peli, cervello, bile, latte, urina, corna, gusci, ossa.
A queste sostanze naturali, vi sono da aggiungere quelle ottenute artificialmente attraverso elaborazioni come il litargirio, ossido di piombo, verderame (carbonato di rame), ossido di rame, ossido di zinco, cinabro, soda caustica, ecc.
Queste lavorazioni trovarono, in seguito, un’applicazione pratica nel campo farmaceutico. Al-Râzî classificò anche gli apparecchi usati nella sua chimica, suddivisi in strumenti per liquefare i metalli (crogiolo, mantice, secchio per colate, lima, martello, pestello, forbici, tenaglie, stampi semicilindrici ecc.) e per la manipolazione degli stessi (crogiolo, alambicco, coppe, setaccio, fiale, fiaschi, matraccio, calderone, bagnosabbia, bagnomaria, grosso forno, filtro di lino, mortaio, forno in ceramica, rullo in pietra, imbuto di vetro, stampi rotondi, bilancia ecc.)
Al-Râzî influenzò nel XIV secolo il lavoro di un celebre alchimista europeo, Bernardo di Treviri, che ebbe modo d’ispirare il lavoro di Tommaso da Bologna, astrologo e alchimista alla corte parigina di Carlo V, che a Bologna aveva insegnato all’Università dal 1345 al 1356.
sabato 31 ottobre 2009
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Giorgio Mainerio (o Mayner, de Maynaris, Maineirus) nacque a Parma, anche se alcune fonti lo danno di origine scozzese e di formazione friulana. A Parma, dove crebbe, godette di un’educazione liberale, ma non gli dette l’opportunità di canalizzare il suo genio nella musica. Infatti, si hanno notizie di lui solo nel 1560, come sacerdote a Udine, testimonianza che fa pensare che, dopo un tirocinio musicale, dovette entrare a fare parte del clero. A Udine, ebbe l'incarico di cappellano del Duomo, nonché al servizio del coro. In questa città, fu descritto come irascibile e incline all’uso delle armi.
Nel 1564 fu incriminato e dovette subire un processo inquisitoriale, che testimonia la sua passione per l’occulto e le contraddizioni di un’epoca: la sua figura di ecclesiastico non si conciliava con l’astrologia, la magia e l’evocazione di morti e diavoli. Nella sua abitazione furono, infatti, trovati numerosi testi proibiti, come trattati di magia, di chiromanzia e negromanzia. Il processo si risolse con la sua assoluzione, che gli portò anche dei privilegi, tra cui la promozione, l’anno successivo, a mansionario.
Nella città friulano ebbe, però, la possibilità di approfondire le sue curiosità musicali sotto la guida di Gabriele Martinengo (1562-67) e lppolito Chamaterò (1567-70).
La convivenza col Capitolo di Udine fu difficile ed egli chiese per «impellenti se pur oneste cause» di potere abbandonare l'istituzione ecclesiastica udinese.
Nel 1570 si spostò ad Aquileia, dove ottenne la nomina di maestro di cappella del Duomo. Tra contrasti e compensi, ebbe il tempo di viaggiare a Venezia e, nel 1579, ad Ancona, dove fu ospite della confraternita del SS. Sacramento, cui dedicò i Sacra cantica.
Alla sua morte, i beni furono trafugati e nel 1583 fu autorizzata l’asta di ciò che era rimasto, per saldare i numerosi debiti lasciati.
Il suo ruolo nella storia della musica e della danza è senz’altro importante, e di lui restano molte opere che oscillano tra la musica sacra e audaci balli. Ricordiamo il Magnificat Octo Tonorum, Nunc Primum Excussa Cum Quattuor Vocibus, del 1574; la raccolta Choreae variarum nationum (1576) dove apparirebbero tre brani friulani (L'arboscello,
Anche la sua musica subì una sorte ambigua, infatti, alcune donne furono accusate di utilizzare alcuni suoi brani in cerimonie reputate contrarie ai riti ecclesiastici e «della vera e sana religione».
venerdì 30 ottobre 2009
BUON HALLOWEEN A TUTTI
mercoledì 28 ottobre 2009
BUONA ZUCCA DI HALLOWEEN

martedì 27 ottobre 2009
CATTEDRALI

La costruzione dei templi sacri e i loro principali arredi liturgici hanno sempre partecipato alla traduzione terrena del simbolismo cosmologico per via dei loro rapporti numerologici, fino a divenire in epoca ellenistica un'allegoria dell'intero cosmo.
L'universo, considerato come punto di riferimento per la costruzione delle chiese, era concepito come entità sviluppata su tre livelli: il cielo, la terra e il mondo degli inferi.
I tre livelli dell'universo ruotavano su di un asse invisibile, che creava un punto d'incontro e di aggregazione comune a tutti e tre i piani, il cosmo. Esso era circondato dal caos, il nulla, nel quale l'uomo rischiava di perdersi, allorquando si allontanava dal centro, immagine sensibile del contatto con il divino.
Il centro acquisì in questo modo il significato di luogo ideale, sintesi attraverso cui comunicare con la jerofania, punto fittizio innalzato alla sacralità da ogni tribù, da ogni città e da ogni uomo.
Su questi presupposti si sviluppò l'architettura sacra, e le grandi cattedrali nella pianta e nelle proporzioni numeriche rappresentarono la sintesi di quel pensiero antico, che umanizzava la pietra, rendendola viva.
La chiesa partecipò con il suo splendore all'esaltazione delle aspirazioni umane di raggiungere il divino, in un periodo, come il Medioevo, quando l'uomo pensava che il mondo terreno e razionale fosse sottoposto al trascorrere del tempo, per questo destinato a finire; mentre il mondo superiore e spirituale, essendo fuori del tempo, era considerato eterno.
Questi due mondi erano indissolubilmente fusi l'uno con l'altro e il tramite di congiunzione era il simbolo.
L'arte diventò lo specchio dei nuovi fermenti culturali e s’industriò al fine di ottenere come scopo la realizzazione della Grande Opera. Essa, distaccandosi dai prototipi considerati fondamentali per l'arte orientale e al fine di sviluppare il concetto di progettualità, assunse un nuovo significato: l’espressione dell’idea dell’uomo. Si sviluppò il concetto che il pensiero umano fosse d’origine divina, e, per questo, guida della morale, modello di vita e principio da imitare.
Le cattedrali diventarono simboli enormi, libri di una saggezza antica espressa sotto nuove forme scultoree, plasmate ed adattate al nuovo concetto di nucleo urbano, di cui furono il vessillo più evidente.



