Dopo una prima condanna inflittagli dal Tribunale della Santa Inquisizione., riuscì ad uscirne vivo, ma il suo comportamento non cambiò e i suoi atteggiamenti, le sue lezioni, i suoi studi continuarono a creare perplessità. Condusse una particolare ricerca sulla cometa che guidò i Magi a Gesù, probabilmente una stella fissa, che venne successivamente analizzata da Copernico e Keplero.
A Firenze i capi d’accusa di Bologna furono:
dalla Cronaca di frate Villani si afferma che il primo capo d’imputazione furono le sue affermazioni relative a certe costellazioni attraverso le quali potere entrare in contatto con spiriti maligni delle sfere superiori che potevano dare il potere di compiere cose straordinarie, presupposto per un patto tra l’uomo e il diavolo, dove il primo usurpa il divino.
La credenza in spiriti maligni superiori si avvicina alle credenze dei Catari per i quali Satana è salito in cielo per pervertire un certo numero di creature angeliche con l’aiuto di una donna che risvegliò la loro concupiscenza (Cecco nell’Acerba afferma che le donne sono le peggiori peccatrici), questo per accedere un giorno al regno di Dio.
Un’altra caratteristica simile ai Patarini fu la predizione della venuta dell’imperatore di Germania, Ludovico il Bavaro, che certamente risvegliò antichi dissapori nella Chiesa di Roma.
La seconda accusa fu legata allo studio relativo al tema di genitura di Cristo, attraverso il quale, egli spiegava la Sua vita astrologicamente:
Era in Ascendente Libbra al decimo grado, perciò doveva morire come morì. Il Capricorno era in un angolo di terra, perciò nacque in una stalla, lo Scorpione in un secondo grado, perciò era povero, Mercurio in Gemini, nella parte nona del cielo, perciò fu scienziato.
Già Albero il Grande l’aveva fatto prima di Cecco, ma questo non fu condannato dalla Chiesa.
Cecco “...scrisse et insegnò che Christo uenne in terra per uoler di Dio e per necessità di stelle doueua essere e uiuere pouero con i suoi Discepoli e morire in Croce, perché così fu forzato dalle Costellazioni...”. Dall’oroscopo di Gesù aveva desunto la sua venuta, la sua vita e la sua morte.
La terza accusa fu legata alla predizione della venuta dell’Anticristo attraverso l’astrologia, che avrebbe distrutto il cielo e le stelle dell’ottava sfere sarebbero tornate da dove provenivano. La storia fu quadripartita e legata prima a Mosè, poi a Gesù, ora all’Anticristo e infine alla fine del mondo. Ma questo testo fu scritto in prigione e non fu visionato dall’Inquisizione. Sarebbe possibile che l’idea che Cecco esprime avesse fatto parte del Commentario a la Sfera di Sacrobosco e che l’assenza del testo sia dovuta alle correzioni apportate dopo il primo processo a Bologna.
Contrariamente a ciò che afferma la leggenda, Cecco non professò mai la magia, che egli considerò un’arte tenebrosa, la magia nera non aveva a che vedere con la scienza che fu il suo solo fine. Nella prefazione de L’Acerba, inoltre si dimostra difensore della fede cattolica.
A Firenze i capi d’accusa di Bologna furono:
dalla Cronaca di frate Villani si afferma che il primo capo d’imputazione furono le sue affermazioni relative a certe costellazioni attraverso le quali potere entrare in contatto con spiriti maligni delle sfere superiori che potevano dare il potere di compiere cose straordinarie, presupposto per un patto tra l’uomo e il diavolo, dove il primo usurpa il divino.
La credenza in spiriti maligni superiori si avvicina alle credenze dei Catari per i quali Satana è salito in cielo per pervertire un certo numero di creature angeliche con l’aiuto di una donna che risvegliò la loro concupiscenza (Cecco nell’Acerba afferma che le donne sono le peggiori peccatrici), questo per accedere un giorno al regno di Dio.
Un’altra caratteristica simile ai Patarini fu la predizione della venuta dell’imperatore di Germania, Ludovico il Bavaro, che certamente risvegliò antichi dissapori nella Chiesa di Roma.
La seconda accusa fu legata allo studio relativo al tema di genitura di Cristo, attraverso il quale, egli spiegava la Sua vita astrologicamente:
Era in Ascendente Libbra al decimo grado, perciò doveva morire come morì. Il Capricorno era in un angolo di terra, perciò nacque in una stalla, lo Scorpione in un secondo grado, perciò era povero, Mercurio in Gemini, nella parte nona del cielo, perciò fu scienziato.
Già Albero il Grande l’aveva fatto prima di Cecco, ma questo non fu condannato dalla Chiesa.
Cecco “...scrisse et insegnò che Christo uenne in terra per uoler di Dio e per necessità di stelle doueua essere e uiuere pouero con i suoi Discepoli e morire in Croce, perché così fu forzato dalle Costellazioni...”. Dall’oroscopo di Gesù aveva desunto la sua venuta, la sua vita e la sua morte.
La terza accusa fu legata alla predizione della venuta dell’Anticristo attraverso l’astrologia, che avrebbe distrutto il cielo e le stelle dell’ottava sfere sarebbero tornate da dove provenivano. La storia fu quadripartita e legata prima a Mosè, poi a Gesù, ora all’Anticristo e infine alla fine del mondo. Ma questo testo fu scritto in prigione e non fu visionato dall’Inquisizione. Sarebbe possibile che l’idea che Cecco esprime avesse fatto parte del Commentario a la Sfera di Sacrobosco e che l’assenza del testo sia dovuta alle correzioni apportate dopo il primo processo a Bologna.
Contrariamente a ciò che afferma la leggenda, Cecco non professò mai la magia, che egli considerò un’arte tenebrosa, la magia nera non aveva a che vedere con la scienza che fu il suo solo fine. Nella prefazione de L’Acerba, inoltre si dimostra difensore della fede cattolica.



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